Notes

Linee guida della mia ricerca artistica

di Vincenzo Frattini

 

La mia ricerca artistica per quanto riguarda la pittura è rivolta in modo particolare all’ aspetto formale dell’ opera. Il mio scopo è quello di ottenere all’ interno dell’ opera, un armonia perfetta, mettendo appunto in relazione forma e colore, mantenendo la semplicità della composizione e la nettezza delle forme. Tutto il quadro non è una tela unica, ma è composto da una tela per ogni campitura di colore. Il bordo laterale di ogni tela combacia perfettamente con quello della tela accanto, in modo da creare una linea di divisione appena percepibile e che rimanda ad una certa sensualità. In questo modo la semplicità e la pulizia della composizione rimane intatta mentre l’ impatto percettivo che si ha nel momento in cui si è  avanti all’ opera è maggiore.

 

 

Esercizi di armonia

Testo inedito

di Stefania Zuliani

Nel rigore della composizione (che è sempre, letteralmente, costruzione), nell’equilibrio mai scolastico del colore puro, nella concisione misuratissima del gesto, studiatamente inespressivo, prende stabile forma la pittura di Vincenzo Frattini. Una pittura astratta non certo per assenza - di figura o di racconto – ma per appartenenza, non rivendicata ma chiaramente vissuta, ad una tradizione d’avanguardia. L’artista, per giovane generazione lontano tanto dalle grandi avventure moderne, dagli umori inquieti d’utopia che animavano a inizio Novecento la «profezia di una società estetica» (Menna), quanto dalle disinibite diaspore linguistiche postmoderne, dalle nomadi navigazioni attraverso i tempi e le tecniche della storia dell’arte di cui si è nutrita l’esperienza della Transavanguardia e dei Nuovi Selvaggi, nel presentare brevemente il proprio lavoro più recente (Pittura 3D) non ha infatti esitato a ricondurre la tensione costruttiva di questi suoi asciutti oggetti pittorici all’esigenza di «riordinare e riequilibrare» per forza di colore e di calibrata forma il caos ingovernato in cui l’artista vive e lavora. Un desiderio (un progetto, in realtà) che non può non riconoscere le sue, fossero pure involontarie, premesse nella grande pittura astratta del primo Novecento, in particolare nelle ortogonali silenziose e integerrime di Mondrian, che proprio nella creazione di una «nuova armonia» aveva posto il senso ultimo del suo fare arte. Così, a riallacciare la pittura ritmica di Frattini alla lezione dei maestri dell’astrazione (senza ovviamente dimenticare la mediazione di Forma1 e degli artisti che in Italia hanno difeso in tempi ostili le ragioni dell’arte astratta) non è in realtà l’elemento squisitamente estetico, l’utilizzo di precise campiture piatte che l’artista ricompone e combina attraverso l’assemblaggio scrupoloso dei supporti – ad ogni singola superficie colorata corrisponde una singola tela e la distanza fra l’una e l’altra, all’interno di ogni opera, resta un sottile intervallo, una pausa breve che è respiro del pensiero – perché non sta nella forma ma nelle sue ragioni l’affinità più profonda che lega la sua ricerca a quella dell’astrazione moderna. Moderna e non modernista, poiché non è certo il mito, celebrato fino allo sfinimento da Clement Greenberg, della flatness, della riduzione alla superficie ad animare il lavoro tutt’altro che puro di Frattini, non a caso disponibile anche ad incursioni nel video e nella scultura: il suo non è un raffreddato gesto di sottrazione ma una pratica di intervento attivo, di elaborazione e non di cancellazione delle contraddizioni di cui s’innerva la realtà. «Ogni volta che facciamo attenzione distruggiamo il male in sé» ha scritto Simone Weil, e lo scrupolo, la pazienza, la cura con cui Frattini realizza le sue opere sono garanzia di un lavoro che, senza rinunciare alla libertà dell’invenzione, vuole porsi come un gioioso esorcismo contro l’approssimazione, un esercizio paziente di armonia che sa correre il rischio della solitudine.(2012)

 

 

Realtà oggettive, oggettuali

Catalogo Echi temporanei, Fondo Regionale d’Arte Contemporanea, Baronissi, (SA) 2007

di Marcella Ferro

 

Vincenzo Frattini è un artista che spazia dal video alla pittura, finanche alla scultura. Ma ciò che lo caratterizza davvero non è tanto la capacità di lavorare in più ambiti, piuttosto è da sottolineare come abbia sviluppato nel tempo una sorta di vocabolario segnico che caratterizza tutti i suoi lavori. Certamente lungo il suo percorso sono cambiate le forme, le quali, da che erano frammentate, si sono saldate fra loro fino a combinarsi in masse uniformi. Elemento fondamentale, che ben si può osservare nella spirale , è il colore. Questo insieme di pigmenti che Frattini studia meticolosamente e che distribuisce con particolare attenzione e metodo sulla superficie dell’ oggetto. Gamme primarie, tinte pure e stabilizzate si allungano per più di due metri, girando vorticosamente lungo la  struttura. Il suo verticalizzarsi cromatico induce all’ ampliamento della visuale ben oltre i limiti fisici dell’ elemento stesso. La traiettoria oggettuale di questo artista si serve di un'arte sistematica, seriale, con strutture aritmetiche prestabilite, perciò nulla è lasciato al caso. Questo perchè caso è pur sempre l’ anagramma di caos e quest’ ultimo può sempre generare destabilizzazione sull’ orizzonte dell’ essere. Frattini quindi tenta di mantenere sotto controllo l’ eventualità arginando la deriva dell’ incertezza, e del dubbio.

 

 

Vincenzo Frattini

Catalogo Loading 2006, Castello Baronale di Acerra, Napoli, 2006

di Francesca Boenzi

 

Vincenzo Frattini presenta un breve video proiettato in loop, dal titolo Cielo/Planetario. In questo lavoro è significativa l’ elementarità dell’ invenzione e l’ ingenuità tanto del processo che genera l’ azione del video, quanto dell’ approccio a un tema quasi “metafisico“. Si tratta di un meccanismo “fatto in casa” dall’ artista, pensato per rappresentare il movimento rotatorio di un planetario, attraverso l’ utilizzo di un semplice rullo di cartone colorato, mosso da un trapano. Il movimento continuamente replicato diviene la metafora di un processo di creazione e di un flusso di vita ininterrotto, che sottende la struttura dell’ universo, assimilabile a quello di una macina e al rimescolamento degli elementi.

 

 

Vincezo Frattini – All the days

Catalogo Fair Play, Salerno 2005

di Laura Carcano

 

All the days è un video che si muove sul confine trà l’ estetica del narcisismo e il grottesco. Tutti i giorni ci guardiamo inevitabilmente, abitualmente allo specchio. Questo oggetto ha la possibilità di deformare, ingigantire o capovolgere il nostro aspetto. “ho pensato che probabilmente tutti si vedono strani quando si guardano riflessi da vicino – spiega Vincenzo Frattini – quello che mi intrigava era estremizzare questa pseudo-mania quotidiana.”

 

 

Orientamenti in corso

Catalogo Tempi di posa, Baronissi, (SA), 2002

di Massimo Bignardi

Il rischio di allontanarsi dalla realtà è, soprattutto per la critica, sempre più all'ordine del giorno. Allontanarsi non significa smarrirsi, bensì misurare una distanza (non sempre opportuna) per chi crede che questo lavoro sia uno strumento di dialogo fra coscienze. In altri casi è solo frutto degli accelerati ritmi ai quali siamo tutti sottoposti: ritmi che segnano il tempo del tran tram giornaliero, delle laiche liturgie fra quei pochi punti scelti per riparaci dal "caos". La distanza può, altrimenti, anche misurare la scelta di una decisa chiusura nei riguardi delle insorgenze creative, dei nuovi e giovani flussi che animano il territorio dell'arte nostrana, in nome di un internazionalismo oramai divenuto cifra di una strisciante omologazione culturale. Una distanza che rischia, al di là di quelle curiosità che dovrebbero essere implicite in chi ha come oggetto del suo essere il confronto con l'atto creativo (proprio per quella capacità che esso ha di svelare un ulteriore e sempre atteso emisfero dell'immaginario), di trasformarsi in disattenzione verso quei valori sociologici dei quali si fanno portatrici le ultime correnti artistiche. È vero che una tale argomentazione potrebbe portarci nei perimetri di un'analisi sociologica, difficile e poco praticabile in questa sede, ma è pur vero che v'è la necessità di disegnare una nuova prospettiva per comprendere ed avvicinarsi (in forma dialogica e progettuale) ai linguaggi del nostro tempo. Lo è soprattutto (rimprovero che faccio a me stesso) se essi animano la scena nella quale si vive.

Vincenzo Frattini, giovanissimo artista salernitano da poco comparso sulla scena espositiva, insiste su una pittura fortemente caratterizzata da impianti attinti ad un registro astratto-concreto. Lo è sia per l'accesa gamma cromatica, alla quale l'artista si affida per strutturare il dettato emotivo, penso a Continuazione, una tela di quest'anno ma anche a lavori precedenti quali Senza titolo del 2000, ove, però  sulla partitura cromatica pesava una gestualità segnica di origine espressiva.

 

 

Vincenzo Frattini

Catalogo, Oltre… attuali scenari dell’arte a Salerno, S. Maria del Rifugio, Cava De’ Tirreni, (SA)

di Giada Caliendo

 

L’ organizzazione di forme e colori nell’ arte di Frattini è del tutto indipendente dalla resa della terza dimensione, o della profondità, il suo appare quasi un gioco, non a caso una sua scultura ha per titolo “ Oggetto ludico”. Esprime la sua forza attraverso i contrasti di colore perfettamente combacianti, simultanei e l’ organizzazione dello spazio che allo stesso tempo allontana ed avvicina lo sguardo. A discapito della profondità entra in gioco l’ ambiguità percettiva che catalizza un’ esperienza. Questa pittura “aniconica” è facilmente collegabile a Mondrian sia per lo studio geometrico che per la suddivisione del colore. Flavio Caroli a proposito dell’ astrattismo scriveva “l’ uomo ha cercato la verità in se stesso, l’ ha cercata nello spirito o nelle strutture della percezione, o in un supremo ansito di espressione: comunque sia, il dialogo dell’ occhio col mondo si è interrotto, la tela è divenuta uno schermo di separazione invece che il tramite, è anzi diventata essa stessa ( specchio dell’ occhio ) tutto il mondo da comporre ed esplorare.” Lo sguardo di questo giovane artista è profondamente incuneato nell’ esplorazione della vitale e soddisfacente esperienza pittorica che compone a mò di mosaico ermetico.