Il colore scolpito. Nota per Vincenzo Frattini - Pasquale Ruocco

Il colore scolpito. Nota per Vincenzo Frattini - Pasquale Ruocco

Il lavoro di Vincenzo Frattini si colloca a metà strada tra pittura e scultura, generando una serie di 'oggetti' visivi - cubi, parallelepipedi, cilindri, trapezi - che si insinuano nello spazio, stimolando un rapporto attivo con l'osservatore condotto a misurarsi con l'opera e lo spazio che lo contiene.
Richiamando a se una concezione 'concreta' dell'arte che conduce l'analisi dei processi formativi dell'opera a un intervento diretto sul reale, ossia quella tradizione astratto- geometrica, che da De Stijl attraversa alcune delle principali vicende artistiche del Novecento, fino al Minimalismo, influenzando in Italia esperienze come quelle del gruppo romano Forma 1 e del Movimento d'arte concreta (MAC), Frattini si interessa – come lui stesso sostiene – a una indagine degli aspetti processuali dell'opera, nelle sue fasi di elaborazione, sintesi e produzione.
L'artista ragiona allora sulle modalità del fare creativo, sempre in bilico tra concettualità e manualità, come esercizio di invenzione e costruzione, misurandosi con la possibilità di dar forma al colore, di verificare la vasta gamma di accordi cromatici, senza dimenticare di confrontanrsi con le tensioni esistenti tra oggetto, spazio e spettatore.
Pensando il processo artistico come pura espressione – suggerirebbe Max Bill – di misura e norma, l'artista si è finora confrontato con composizioni di forte rigore geometrico, in cui, come in Mondrian, la linea retta racchiudeva compatte campiture di colore, sviluppate sia nella bidimensionalità della tela che come elementi plastici, ossia quali componenti strutturali di vere e proprie pitture tridimensionali.
Una tendenza allo spazio che si accentua nella natura oggettuale dei lavori più recenti: questi vengono immaginati, partendo da un'anima in legno, come solidi esaltati dall'esuberanza e luminosità di una nuova materia cromatica, ancora smalto o acrilico, che il paziente processo di stratificazione rende, in maniera per certi aspetti analoga al funzionamento delle stampati 3D, corpo plastico, materia scultorea, che si presta ad essere modellata, costruita.
Frattini, infatti, in una seconda fase, interviene scolpendo il colore 'a togliere', quasi come fosse pietra o legno, utilizzando trapani, scalpelli e seghe elettriche, scavando, perforando, tagliando, scoprendo corpi scavati sotto strati di blu elettrico, di oro, di viola, di verdi e di gialli acidi, di rosso fuoco e bianchi lattiginosi, come Volume Cromatico, Senza titolo 4 – 15, Passaggio e Senza Titolo 11 – 15.
Attraverso una processualità ripetibile, pur nella sua variabilità, l'artista alterna superfici più sfrangiate e fratturate a elementi più regolari e compatti, muovendosi tra bassorilievo e tuttotondo, portando alla luce una vivace stratigrafia cromatica, quasi psichedelica, fatta di spessori e materie diverse, che si addensano in piccoli fori, cerchi concentrici, oppure si sovrappongo per mezzo di tagli trasversali, che, se da un lato attragono lo sguardo, stimolando una sorta di eccitazione ottica, quasi optical, dall'altro si fanno traccia memoriale di un processo creativo che si completa nell'intreccio con lo spettatore e lo spazio espositivo.